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Thyssenkrupp

Sono io il corpo che brucia
e che illumina il reparto.
Sono io l’uomo che travolge le onde
prodotte dall’olio di scarto.

Le mie scarpe continuano a bruciare
e i vestiti si fondono con la mia pelle.
Nelle mie vene scorre olio bollente,
cerco una voce che mi riesca a guardare.

La campata è piena di fumo nero,
bruciano i cavi di gomma e i tubi con l’acido.
Dal carroponte crollano lingue di fuoco.
Io cammino preoccupato di essere nudo.

Pratica

Nascondo in un abbraccio il respiro,
fino a fare sparire il volto e le mani.
Fino a nascondere alla vista le strade di Milano e le vite degli altri.

Mi devo essere perso qualcosa,
non dovevamo osare l’impossibile,
assaltare il cielo e allora, allora perché le cose sono messe così male?

In maglietta e mutande attraverso il corridoio
e in cucina preparo il caffè.
Nell’attesa mi viene da pensare che la mia cosa migliore sarà la prossima.

Tifiamo rivolta

Dopo gli anni ottanta salvati dall’elettronica e dalla new wave,
gli anni novanta salvati dal riflusso e dal disimpegno,
ecco che arrivano questi cazzo di anni zero che da cosa mai potranno essere salvati?

Come è possibile che fuori non ci sia più nessuno,
che l’unico calore a portata sia quello dei piccoli mondi privati,
che cambiano la nostra piccola vita privata,
ma lasciano intatte le contraddizioni.

Si fotta il ragionamento sulla sconfitta.
Si fotta l’analisi della congiuntura.
Si fotta l’assoluzione per ogni proprio errore.
Si fottano i CCCP che non ci sono più.

Tifiamo rivolta.

Considerazioni sulla crisi contemporanea

Quanti crolli oggi signor comandante.
Quante cadute del tendenziale saggio di profitto.
Quante accorate chiamate alle armi
a difesa di quel po’ di esperienza
che ancora ci resta da fare.

Vedi bene che ogni costruzione è un lento esercizio
di rigore e intransigenza, di creazione e miseria,
ma quello che so è che, per quanti sforzi io faccia,
è impossibile separare il dolce dall’amaro.

Quanti crolli oggi, allora signor comandante.
Ho le mani che sudano a tenere il cordone
e le ginocchia aperte che il baricentro basso
aiuta a non perdere mai il contatto
con l’asfalto e il terreno,
per evitare di cadere a faccia in giù.

Chas

Buongiorno asfalto, mostrami i denti
e il tuo culo di ferro arrugginito a metà.
Io resto in silenzio a pensare a tutto quello che verrà.

L’emozione dell’attesa mi prende alle spalle
come un vento leggero che mi solleva
e mi ritrovo sommerso dalla schiuma dei giorni e dalla sua banalità.

Oggi esco indossando due rose di fango
al posto degli occhi che ho consumato
a furia di guardare e lasciarmi stupire da questa realtà.

Oggi esco indossando un pugno di sassi
al posto del cuore che ho conservato
perché non andasse sprecato in attesa dell’amore che arriverà.

Prometeo su Dresda

Malgrado le previsioni meteorologiche, la situazione è ideale.
La città ha strade strette e alti edifici,
tetti di legno, le riserve di carbone accumulate per l’inverno.

La città dall’alto non sembra neanche viva
il grande rettangolo nero del Grosse Garten indica dove colpire,
piove sulla piazza del vecchio mercato, piove sul vecchio zoo.

Le bombe ad alta capacità si succedono a quelle incendiarie.
Piccoli fuochi si uniscono ed esplodono
fino a raggiungere il momento in cui tutto è risucchiato dalle fiamme.

La prima ondata crea la tempesta,
la seconda ondata deve allargarla,
la terza ondata completa la distruzione.

Nell’Altmarkt serrande di acciaio accolgono corpi inzuppati di benzina,
novantamila persone producono otto metri cubi di ceneri
caricate in bidoni sono seppellite fuori città.

 

Il paesaggio di un lunedì qualunque

È incantevole qui il paesaggio di un lunedì qualunque,
sui tralicci sono ancora attaccati tutti i frutti della misericordia.

I rami secchi portano su di sé riflessi di cristallo, affilati e taglienti
andrebbero rimossi con più decisione di quanto fatto finora.

È questa la città che accoglie e protegge
la santa signora del distanziamento.

Vorrei ti sporgessi da questo terrazzo per vedere
come tutto scorre verso la fine salmastra e maleodorante.

Temporali in migrazione parlano la lingua segreta dell’abbandono,
dalla velocità delle nuvole capisco che sono un uomo che ha perso.

Chiudi gli occhi adesso per sentire l’alito del vento che mi agita dentro,
lascia che ti porti il suono attutito della caduta degli angeli.

E come è incantevole qui il paesaggio di un lunedì qualunque,
sui tralicci restano immobili tutti i frutti della misericordia.

CF

Chiamate i pompieri, suonate gli allarmi,
che è un incendio quello che mi brucia intorno.
Chiamate i gendarmi, mettete loro la fretta,
che l’aria che mi manca qualcuno l’ha rubata.

Fate attenzione che la maschera che indosso
nasconde qualcuno più cattivo di me.
Chiamate i gendarmi, che vengano in fretta
a togliermi anche questa illusione.

Riprendo la corsa da dove mi sono fermato.
Il fiato mi stringe la gola e il petto.
Devo mettermi in viaggio per arrivare in tempo,
per potermi scaldare alla luce di un sogno.

Alla fine di tutto sono isole alla deriva,
pianeti scagliati dalle mani dei giganti,
che superano le orbite
per arrivare a gridare poche parole di compassione.

Lieve

Lieve vorrei fosse il mio nome,
che fin troppo grave è stato il tempo
passato a immaginarmi come un uomo nuovo,
ma restando qui fermo.

Lieve vorrei fosse il mio passo,
tenuto alto da ancora un sorriso
che radioattivo illumina il mondo,
che radioattivo lascia una traccia su di me.

Lieve vorrei fosse il mio dono,
quello prezioso che rinuncio ad avere
per cedere ancora una volta
e rompere l’assedio per ancora un sussurro.

Katsushiro perso nel bosco

Da dove viene il pericolo, quale direzione potrà prendere,
quante e quali difese dovremo organizzare
perché si possa resistere alla rabbia,
alla violenza, alla disperazione di altri.

Una cosa è certa,
che se il riso è il cibo di chi si prepara alla lotta,
di chi attende che questa inizi,
il miglio non è non può essere cibo da uomini,
il miglio è cibo da bestie.

Eppure conviene restare senza dolore,
pronti a soffrire la fame e ogni altro tormento.
Bisogna fare tacere pure anche il cuore di madre,
la paura di padre che ogni figlia salvata sia una figlia perduta.

Questo sono io
questo sono io
questo sono io

Katsushiro perso nel bosco si lascia cadere su un letto di foglie
Katsushiro perso nel bosco si lascia cadere su un letto di foglie
Katsushiro perso nel bosco si lascia cadere su un letto di foglie
Katsushiro perso nel bosco si lascia cadere nell’indifferente serenità.